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La nuova rubrica a cura di HOPS!

Scavare, scoprire, spogliare, sorprendere. Benvenuti nella nuova rubrica “Senza veli”, tenuta dalla redazione giornalistica di HOPS! – Human Open Space, il laboratorio diffuso di Open Group che sperimenta un nuovo modello di inserimento lavorativo di persone con fragilità.

Uno spazio per raccontare la cooperativa dietro le quinte, descrivendo quello che c’è da un punto di vista diverso, attraverso interviste, articoli, fotografie, video, podcast. Iniziato a settembre 2019, il progetto HOPS! si basa su un ribaltamento di prospettiva: e se quelle che di solito vengono considerate difficoltà fossero invece una risorsa?

Così lo scrittore Gianluca Gallerani e il giornalista Luciano Bonazzi si stanno sperimentando nelle nuove tecniche di comunicazione, mettendo sotto la loro lente d’ingrandimento i vari servizi di Open Group, per raccontarli senza veli.

Rupe Maschile, un baluardo per chi affronta la dipendenza

di Luciano Bonazzi

Una comunità per affrontare le dipendenze, situata in un punto estremamente simbolico: in cima a uno strapiombo. È la Rupe Maschile, gestita da Open Group nel Comune di Sasso Marconi. Indubbiamente questo territorio è ricco di punti suggestioni, ma sopra a tutte prevalgono la rupe e Villa Griffone. Dalla rupe, un baluardo di pietra arenaria risalente all’epoca geologica del Pliocene, detta anche “il sasso”, e dalla villa che fu dimora di dello scienziato Guglielmo Marconi, nasce il toponimo Sasso Marconi. La conformazione della rupe richiama alla mente la scogliera di Dover, salvo che questa è di calcare bianco, mentre quella nostrana è d’arenaria grigia.

Inoltre, mentre la rupe ha 2 milioni di anni, la scogliera di Dover risalendo al Cretaceo di milioni d’anni ne ha 70. Ultimo dato, sulla sommità di quella British vi è un prato, per l’appunto, all’inglese, mentre la nostra è sormontata da un bosco. La comunità è immersa nel verde di quel bosco, dove gli operatori di Open Group gestiscono con gli ospiti le strutture. Nata nel 1984 su iniziativa dei Chierici regolari somaschi, antico ordine religioso molto impegnato nel sociale, nel tempo la struttura si trasformò nell’odierna realtà laica, che si occupa di reinserimento sociale e lavorativo degli ospiti.

Situata in via Rupe 9, a Sasso, la comunità è composta da alcuni edifici che accolgono 20 ospiti maschi, con dipendenze da sostanze. A inviare qui queste persone sono i SerDP (ex SerT) dislocati nell’area metropolitana bolognese.
“Gli utenti vengono assistiti in base ai bisogni specifici della persona, con un progetto standard di 18 mesi per il reinserimento socio-lavorativo”, spiega l’educatrice Giulia Spiga, che lavora al centro.

Un punto di forza della Rupe è l’ergoterapia, disciplina riabilitativa che utilizza il lavoro manuale nel percorso di recupero: “Il lavoro di assemblaggio meccanico è centrale nel nostro percorso riabilitativo, oltre alle attività ludiche e sportive che offriamo”, afferma Giulia. L’assemblaggio è un processo molto importante per le aziende metalmeccaniche e incide in media sul 40% dei costi di produzione: per questo motivo le imprese affidano ad aziende esterne tale fase produttiva. Divenuti assemblatori esperti, gli ospiti seguiti da Open Group acquisiscono così una specializzazione spendibile nel mondo del lavoro.

Sono molte le esperienze che Giulia ha vissuto in questi anni, come quella di un ragazzo che al termine del percorso è entrato in un progetto lavorativo territoriale grazie alla sua tenacia supportata dagli operatori: “Molti ospiti hanno raggiunto l’obiettivo e si sono reinseriti nella società. Alcuni mollano, ma poi tornano nuovamente motivati: a conti fatti il bilancio di recupero è assolutamente positivo”. Il delicato lavoro svolto alla Rupe Maschile impegna una responsabile e, oltre a Giulia, tre educatori diurni, due notturni e una psicoterapeuta.

“Durante il lockdown, gli ospiti hanno potuto vivere e socializzare senza le limitazioni e le restrizioni di chi vive all’esterno, continuando a svolgere le proprie attività – racconta Giulia –. Hanno vissuto meglio la fase critica e da parte nostra registriamo un bilancio di zero contagiati”.

Questo momento, comunque, ha messo alla prova tutti. “Da questa esperienza ho compreso che l’unione fa la forza, lavorare in sinergia, uniti, ci permette di affrontare i momenti più difficili. Vedo un futuro nel quale penseremo a questi tempi come si pensa alla seconda guerra mondiale, qualcosa da guardare con gli occhi della storia”.

Tatuaggio marinaro inglese old school
via Steve Haug on Pinterest.co.uk

Tornando quindi all’iniziale associazione tra la rupe di Sasso e la scogliera di Dover, così come il marinaio inglese, tornando da un viaggio difficile, guardava trepidante alle bianche rocce, allo stesso modo guarderà alla rupe chi abbia affrontato la propria dipendenza.

7 Maggio, 2021

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