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Il Bilancio Sociale 2017 
Il Bilancio sociale 2017 – una sintesi

Il Bilancio sociale 2016

Il Bilancio sociale 2015

 

Ecco la lettera del Presidente di Open Group Roberto Lippi che apre il Bilancio sociale 2017

 

Laboratorio Open Group

Il bilancio sociale è sempre un’opportunità per una riflessione estesa sul nostro fare impresa. Ci permette di sollevare la testa dall’operatività quotidiana, per osservare quello che stiamo facendo dalla giusta distanza.

Ecco perchè voglio cogliere questa occasione per sbobinare brevemente il nastro dell’avventura imprenditoriale di Open Group nata il primo maggio 2014 e provare a definire dove ci troviamo adesso e dove intendiamo andare. Open Group nasce per sparigliare le carte della cooperazione sociale intesa, nel “senso comune” precedente alla riforma del terzo settore, come soggetto in grado di “rammendare” ex-post gli strappi inevitabili prodotti dalla contemporaneità. Ebbene, Open Group quando nasce, al di là del coraggioso processo di fusione societaria tra tre storiche cooperative sociali, compie un passo a mio parere decisivo: si mette nella prospettiva di cambiamento di tale paradigma e prova a coniugare agio e disagio, cultura e inclusione, fragilità  e cultura, nella consapevolezza che i due piani, quello di chi ha e quello di chi non ha, vivono comunque sotto lo stesso tetto.

Si tratta a ben vedere di un’ipotesi di lavoro e una traiettoria imprenditoriale che prova a perseguire la sostenibilità di lungo periodo di una impresa di comunità, cercando di estendere la mutualità tipica della cooperazione, anche al territorio e alle sue istanze. Una sfida tutt’altro che semplice, che abbiamo condotto raffinando ogni giorno il nostro metodo di lavoro. Un metodo che pesca nella tradizione cooperativistica a cui siamo da sempre legati, per trasformarsi in impegno preciso: dimostrare che lavorare insieme, costruire nessi tra ambiti differenti è palestra di apprendimento. In due parole che la cooperazione è un’abilità sociale preziosa e, oggi, quanto mai indispensabile. E qui, in anni in cui impazza il concetto di sharing, concedetemi una precisazione. Cooperazione non è sinonimo di collaborazione o condivisione. Per collaborare è sufficiente condividere uno spazio o compartecipare a un’iniziativa, per cooperare è invece necessario condividere i fini, ovvero i “perché”, e ciò finisce con l’investire le identità stesse, il futuro delle persone che si mettono insieme e la redistribuzione del valore prodotto insieme.

A pensarci bene Open Group negli ultimi tre anni ha fatto una solo cosa: costruire una solida relazione tra valore (non solo economico naturalmente) e valori per interpretare anche in chiave sociale la sfida dell’economia circolare e pre-occuparsi a ogni livello “che nessuno rimanga indietro”. Perché a ben vedere Open Group si occupa di persone e dei loro bisogni estesi, che Enrico Giovannini ha definito nel suo recente libro L’utopia sostenibile come “servizi sociosistemici” ovvero generati “a beneficio degli esseri umani e necessari alla vita economica e sociale”.

Per tutto questo ritengo che il presente e il futuro di Open Group non possa che iscriversi dentro il perimetro offerto dai 17 goal dell’Agenda O.N.U. 2030, unica e indispensabile “grande narrazione” contemporanea mirabilmente promossa dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Oggi Open Group ha una solida mission non limitata al disagio e alle marginalità ma estesa anche alle nuove frontiere dell’esclusione:  nell’educazione, nel digitale, nella cultura che sono fattori che abilitano cittadinanza e che prevengono disagio.

Ma guai a fermarsi. Le trasformazioni in atto a ogni livello sono tali e tante che sarebbe dissennato smettere di interpretarle e di dare risposte. Ecco perché dopo una fase volta a integrare e efficientare, oggi Open Group vede “gemmare” dai suoi rami più promettenti nuove ipotesi di lavoro. Mi riferisco a Open Immobiliare e a Open Formazione, ma anche a  NetLit Media Literacy Network, una srl a base cooperativa nata alla fine del 2017 su impulso della Cooperativa di giornalisti Mandragola Editrice che ha trovato in Open Group un partner attento e proattivo. Una nuova avventura dove l’editoria si coniuga con l’educazione ai media rivolta alle nuove generazioni. E che ha individuato come linea editoriale proprio i 17 goal dell’Agenda O.N.U. 2030.

Oggi Open Group è un laboratorio in grado di raccogliere la sfida olistica richiesta per affrontare non singoli problemi, ma “grappoli” di problemi. Una sfida che la cooperazione civile può raccogliere e che noi proponiamo in modo trasversale a tutta la cooperazione e ai territori, mettendoci come “nuovo carburante” la nostra passione e il buon vecchio impegno civile inteso come orgoglio e desiderio di consegnare a chi ci seguirà una Città con la maiuscola e finalmente connessa al suo etimo latino: Civitas. Civiltà: la vera posta in gioco.

Roberto Lippi

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